lunedì 26 ottobre 2015

Lo sguardo diverso, Jacques Lusseyran - EMOZIONI


"Così tutto è chiaro nella cecità, e la chiarezza che vi si percepisce è portatrice, in più, di un grande insegnamento. Fino dalla mia infanzia fui colpito da un fenomeno di notevole limpidezza: questa luce che percepivo variava a seconda del mio stato d’animo. Invero anche a seconda dello stato del mio corpo: stanchezza, riposo, tensione, distensione. Ma molto poco. Le vere variazioni dipendevano dal mio stato psichico. Se ero triste, se avevo paura, tutte le tinte scurivano e tutte le forme diventavano indistinte. Se ero allegro invece ed attento, tutte le immagini si illuminavano. La collera, il rimorso annerivano tutto. L’intenzione generosa, la decisione coraggiosa emettevano un potente fascio luminoso. Un po’ per volta compresi che amare era vedere, odiare era la cecità, la notte.
In questo modo appresi che la morale (non la morale sociale, ma la morale spirituale) non era un insieme di regolamenti astratti, ma un ordine consistente, un ordine di fatti, come un’economia della luce.
Stessa esperienza per quel che riguarda lo spazio: avevo imparato, diventando cieco, che esiste uno spazio interiore e che questo a sua volta muta di proporzioni a seconda delle mie condizioni psichiche.
La tristezza, l’odio o la paura non solo scurivano il mio universo, ma lo rimpicciolivano. La quantità di oggetti che ero capace di abbracciare in me, di abbracciare con lo sguardo, diminuiva. Continuavo, nel vero senso della parola, ad urtare dappertutto. Interiormente esseri e cose divenivano ostacoli, esteriormente non evitavo più porte e mobili. Ricevevo così una giusta punizione, e subito.
Inversamente il coraggio, l’attenzione, la gioia avevano per immediata conseguenza una specie di esplosione dello spazio. Subito si affollavano in me oggetti, immagini ed esseri. Stavo di fronte ad un grande paesaggio e sapevo che tale paesaggio poteva estendersi senza fine, bastava che la mia gioia aumentasse. E nello stesso tempo divenivo abile, abile fisicamente: mi orientavo, sapevo servirmi delle mani.

In breve, vi erano due tendenze: o rifiutare il mondo, ed era l’oscurità, erano gli urti, oppure accettarlo, ed erano la luce e la forza.

Ainsi, tout est clair dans la cécité, et la clarté qu’on y perçoit est chargée, de plus, d’un grand enseignement.
J’ai été frappé, dès mon enfance, par un phénomène d’une netteté remarquable : cette lumière que je percevais variait selon mon état intérieur.
Selon l’état de mon corps, cela est vrai : fatigue, repos, tension, détente. Mais très peu. Les véritables variations dépendaient de mon état psychique.
Si j’étais triste, si j’avais peur, toutes les teintes devenaient sombres, et toutes les formes vagues. Si j’étais joyeux au contraire, attentif, toutes les images s’éclairaient. La rancune, le scrupule noircissaient tout. Une intention généreuse, une décision courageuse jetaient un immense coup de projecteur. Peu à peu, je compris qu’aimer c’était voir, e que haïr, c’était cela la cécité, la nuit.
De la sorte, j’appris que la morale (non pas la morale sociale, mais la morale spirituelle) n’était pas un ensemble de règlements abstraits, mais un ordre consistant, un ordre de faits, comme une économie de la lumière.
Même aventure en ce qui concerne l’espace. J’avais appris, en devenant aveugle, qu’il existait un espace intérieur. Et cet espace, à son tour, changeait de proportions selon mes états psychiques.
La tristesse, la haine ou la peur n’assombrissaient pas seulement mon univers, mais elles le rapetissaient.

Alors, le nombre des objets que j’étais capable d’embrasser en moi, d’embrasser du regard, diminuait. Positivement, je me heurtais partout. A l’intérieur,être et choses devenaient obstacles. A l’extérieur, je n’évitais plus les porte set les meuble. J’étais puni très bien et très vite.
Inversement, le courage, l’attention, la joie avaient pour conséquence immédiate un éclatement de l’éspace. Il y avait en moi aussitôt: foule d’objets, foule d’images, foule d’être. J’étais là en face d’un très grand paysage. Et je savais que ce paysage pouvait s’étendre indéfiniment, qu’il suffisait pour cela que ma joie grandit.
Dans le même temps, je devenais habile, habile physiquement : je me dirigeais, je manipulais.


Bref, il y avait deux mouvements. Ou bien refuser le monde, et c’était l’obscurité, c’étaient les chocs, ou bien l’accepter : c’était la lumière et la force."

lunedì 19 ottobre 2015

La vita equilibrata


"Cercate di visualizzare un gruppo di figure umane sproporzionate: uno con la testa della grandezza di una nocciolina e il corpo grosso come un pallone, un altro con un braccio sviluppato come un Sandow, ma con il fisico di un nano, e ancora un altro con la testa pesante su un fragile corpo lillipuziano. Se improvvisamente vedeste una folla di tali persone, non trovereste questo spettacolo (a seconda del vostro umore) molto divertente o patetico? Ora visualizzate un altro gruppo di persone, normali per quanto riguarda la loro forma fisica e il loro aspetto, ma mentalmente malate e deformi. Come le vesti nascondono le cicatrici, piaghe e deformità, così un vestito di carne umana dall'aspetto piacevole spesso copre serie malattie mentali. Se aveste di fronte una numerosa assemblea di gente normale, ben vestita e fisicamente sana, e se foste dotati della facoltà di vedere i loro corpi mentali, quale sorpresa e quale dolore provereste! Osservereste che i loro corpi mentali - col raziocinio come testa, i sentimenti e le sensazioni come tronco e la volontà come mani e piedi- sono anormali, malati e deformi. Vedreste che alcuni hanno una minuscola testa di non sviluppata saggezza, attaccata a un tronco protuberante di appetiti dei sensi. Alcuni avrebbero il corpo di spirito e sentimento avvizzito, col braccio degli affari enormemente sovrasviluppato in proporzione. Altri hanno forse un grande cervello creativo, ma il tronco della compassione e del sentimento è striminzito e rinsecchito. Altri ancora, normali nella testa e nel corpo, si vedrebbero in possesso di gambe impotenti e paralitiche di volontà e autocontrollo. E si potrebbe continuare all'infinito. Tali numerose deformità psicologiche in corpi mentali patologici, sottosviluppati per certi riguardi e sovrasviluppati per altri, giacciono nascoste nell'uomo, causando sofferenza alla sua anima e intralciandone l'espressione sul piano materiale."

Tratto da: "L'eterna ricerca dell'uomo", Paramahansa Yogananda Ed. Astrolabio.

lunedì 12 ottobre 2015

Il corpo adamitico


"Voi sentite il corpo perché sentite un contatto con il vostro letto. 
Se non ci fosse il contatto, non ci sarebbe il corpo. 
Ascoltate questo letto: è un letto caldo, freddo, in lino, in cotone, in rayon, in seta, sintetico? Non vi lasciate intrappolare dalla memoria, ma lasciate venire una risposta senza parole: tallone, polpacci, cosce, natiche, nuca. 
Tutta questa corporalità avviene con l’ascolto di questo contatto con il letto. 
Questo richiede un certo tempo. Poi, ad un certo punto, avrete una sensazione globale del contatto, che vi apparirà sotto forma di peso nella regione delle spalle, delle anche, della  testa, degli occhi. Localmente ne risentite la pesantezza.
Lasciate allora intensificare questa pesantezza, come un fruttivendolo che soppesa un sacco di patate, che subito ne indovina il peso. Mentalmente soppesate tutte le vostre membra, mentalmente soppesate tutte le parti del corpo. Lasciate deporre queste parti. Sentite le diverse pesantezze che scivolano pezzo per pezzo: talloni, polpacci, cosce, natiche, etc. tutti questi pesi colano nel letto.
E’ in questo momento che potete fare conoscenza del lenzuolo che vi copre. Allora, sempre senza memoria, valutate il contatto del lenzuolo su tutta la regione del petto, delle braccia e su tutta la parte anteriore del corpo. Qual è il suo peso, la sua densità, la sua trama? E’ freddo, caldo, umido, etc.? 
Ad un certo punto, voi avete questa sensazione che si amplia per diventare globale. Più tardi, andrete a sentire simultaneamente il contatto del lenzuolo sotto e del lenzuolo sopra. E se voi ascoltate simultaneamente questi due contatti, voi vi accorgerete che nel mezzo non c’è più nulla. Unicamente le due carezze di energia. In quel momento può essere appropriato evocare la sensazione all'interno del corpo; perché il corpo così come vi appare in quel momento non è più un corpo di reazione, non è più un corpo di appropriazione, è un corpo di energia. Sentirete questo corpo come uno spazio elastico, energetico. Non c’è più materia. Voi sentite questa massa di calore e di energia. Certi ritmi si presenteranno e si prenderanno in carico completamente, oltrepassando di gran lunga tutto ciò che può essere sentito come contorno del corpo. Sentirete tutto l’ambiente riempito di questa energia, eh già non è male! Ma non è il caso di addormentarsi in questa energia, se no sarebbe comunque un sonno divisorio.
Lasciate allora che tutta questa massa energetica si esprima completamente, un po’ come un fuoco d’artificio: i razzi salgono, esplodono, e dopo le luci si riassorbono completamente. C’è un punto culminante, poi l’energia si riassorbe, muore nella vostra attenzione. Voi non siete l’energia. Voi siete in un ascolto, nel quale questa energia si esprime perché voi siete lì, come spazio, come ascolto, per riceverla. In fine, le ultime energie crollano nel sonno profondo, nell'unità.
In questo stato, al mattino, l’energia riapparirà. Qualche scintilla sempre più intensa e, gradualmente, nella vostra apertura, il corpo si costruisce di nuovo. Lentamente, lentamente, il corpo si concretizza, si solidifica, conservando la sua vacuità. La massa energetica si installa in tutto lo spazio. Il corpo si è completamente ricreato, è il momento di alzarsi. Constaterete che il tempo del vostro sonno si riduce di conseguenza e che lo stato di sogno non è che accidentale. 
Questo stato di ascolto resterà per tutto il giorno. Vi troverete a confrontarvi con delle situazioni, vi permetterete di lasciarle libere in voi, come avete lasciato vivere questa energia. Voi sarete in ascolto, le situazioni appariranno e spariranno in questo ascolto, voi non siete più in una reazione personale. Non c’è più niente da fare, nessun commento, nessun giudizio, neanche niente da sentire. Lasciare libero il corpo la sera, vi permettete di abbordare liberamente la vita l’indomani mattina. Voi vedrete quello che è stata la giornata e nuovamente la poserete sulla vostra sedia, per donarvi alla sensazione corporale. Voi ritrovate queste reazioni, psicologiche, muscolari. Non cercate di non fare, di distendere. Lasciate che tutto ciò che si esprime divenga completamente vivo. Sempre di più, questo stato di apertura si manterrà. Bisogna cominciare dal coricarsi correttamente, è già magnifico. Tutti gli avvenimenti della vita sono magici, tutti gli avvenimenti della vita portano alla tranquillità. Non ci sono accadimenti profani, c’è uno sguardo profano. Tutti gli avvenimenti della vita sono sacri. Non c’è niente all'esterno. Non c’è niente che sia accidentale."

Le Sacre du Dragon Vert, Eric Baret 

(brano da me tradotto)

venerdì 9 ottobre 2015

Meditazione, Jean Klein


“Meditazione: voi sapete che essa non è concentrazione su di un oggetto, ciò che significherebbe restare nel quadro della mente.
E’ uno stato dell’essere; non possiamo dire ciò che è, ma solo capire ciò che non è.
Non è un azione, una finzione ai fini di un divenire, ma una presenza costante, e non uno stato nel quale si entra e dal quale si esca; essa è solo degna di essere chiamata realtà, perché essa è reale in sé e non abbisogna di un agente per essere conosciuta.
E’ conoscenza, non si situa in una cornice corporea e non è di natura psichica. Benché la si chiami erroneamente uno stato, essa è unicamente "essere”.
Non è il risultato di una disciplina, né di una accumulazione intellettuale, né dell’arresto dei movimenti mentali; non è né discriminazione né discernimento; non risulta da uno stimolo emozionale, e tanto meno dall'uso di droghe. Non è il risultato di alcuna attività di qualunque genere che si trovi nello spazio-tempo. E’ atemporale, è una lucidità permanente. Quando ciò si sia visto chiaramente, ogni ricerca ci lascia e si produce un’orchestrazione delle nostre energie che puntano verso ciò che è situato fuori da un contesto d’affetti, di precetti.”
 J.Klein

venerdì 2 ottobre 2015

Il corpo rivela


"Il corpo non mente mai, il suo tono, il colore, le sue posizioni, le proporzioni, i movimenti, le tensioni e la vitalità rivelano la persona che vi sta dentro. Questi segni sono un linguaggio chiaro per quelli che hanno imparato a leggerli. Il corpo rivela cose che riguardano la sua storia emozionale e i sentimenti più profondi, il suo carattere e la personalità....Le strutture muscolari fissate nel corpo sono fondamentali per il modo di essere di una persona nel mondo. Si formano in risposta alla famiglia e alla condizione ambientale iniziale...
Qualunque sia il sentimento, esso è anche espresso fisicamente, e diventa un portamento, una struttura muscolare fissa ed un atteggiamento altrettanto fisso verso la vita...
Questi atteggiamenti e strutture muscolari fisse si riflettono, si intensificano e si sostengono le une con le altre. E' come se il corpo vedesse ciò che la mente pensa e il cuore sente, e vi si adattasse. ...
Idealmente il corpo è in grado di permettere il libero fluire di ogni sentimento: è efficiente ed aggraziato nei suoi movimenti, consapevole e ricettivo alle reali necessità. Un tale corpo ha occhi luminosi, respira liberamente, ha la pelle morbida ed ha un tono muscolare elastico. E' ben proporzionato e i vari segmenti sono coordinati fra loro: il collo è flessibile e la testa si muove con naturalezza, il bacino oscilla liberamente. L'intero corpo è allineato in modo efficiente rispetto alla gravità; cioè, in una posizione eretta, non c'è lotta con la spinta verso il basso della gravità. Piacere e benessere sono i sentimenti che caratterizzano questo corpo ideale. Una persona con un corpo siffattoè emozionalmente disponibile e i suoi sentimenti sono spontanei. Le varie strutture muscolari fisse sono deviazioni da questo ideale, limitando gravemente la possibilità di scelta....
In tutto questo c'è una certa unità, che deriva dal fatto che ogni cosa che riguarda una persona ha origine dall'essenza del suo essere. Il corpo di una persona, il suo comportamento, la sua personalità, il modo in cui si muove, ciò di cui parla, i suoi atteggiamenti, sogni, percezioni, il suo portamento, sono tutte parti di un tutto unitario. Tutte sono espressioni del suo animo. Sono collegate, non puoi cambiarne una senza cambiare le altre. Sebbene a volte può sembrare che siano indipendenti, un tema preciso scorre attraverso tutte....
In una persona sana, aperta, il sentimento sfocia facilmente in espressione. Un forte sentimento di tristezza diventa automaticamente una mascella tremolante, lacrime e singhiozzi. In una persona con blocchi emozionali la tensione muscolare cronica impedisce questo fluire. Per esempio, bloccando l'espressione di tristezza, noi tendiamo la mascella, il petto, lo stomaco, il diaframma; e alcuni muscoli della gola e della faccia- tutte zone che si muovono spontaneamente quando si permette al sentimento la sua espressione naturale. Se la tristezza è profonda e di lunga data, e il blocco continua, la tensione diventerà abitudine e la capacità d'espressione congelata. Con l'accrescersi dell'abitudine, si attenua la consapevolezza. Il sentimento stesso può sfuggire alla consapevolezza, e le situazioni che lo fecero insorgere possono essere evitate inconsciamente. E' questa abitudine e la mancanza di consapevolezza che noi definiamo un blocco.
Un individuo può avere diversi blocchi di diversa gravità: Questi blocchi più di qualsiasi altra cosa gli danno la sua particolare personalità o il suo particolare carattere, e ci dicono chi è quella persona e perché é diventata così. La struttura delle tensioni muscolari nei blocchi influisce sui movimenti, sul portamento, sulla crescita e pertanto sulla struttura, portando cambiamenti nel tono della pelle e nella temperatura. I blocchi impediscono il normale flusso di energia nel corpo; essi impediscono non solo l'energia chimica o meccanica, ma quella speciale forza vitale che dà significato alle altre. Credenze, percezioni e bisogni sono i vari stimolatori dell'azione umana. Questo tipo di energia, questo flusso costante di sentimento e intenzione, è interrotto dai blocchi....
Il processo per sciogliere i blocchi richiede un lavoro continuo, arduo, talvolta doloroso. La natura insidiosa, intricata, di atteggiamenti paurosi, di tensioni muscolari abituali, di sentimenti bloccati e di limitata consapevolezza rende ogni cambiamento difficile e delicato...
E' saggio ricordare che le caratteristiche di una persona comprendono sempre dolore e paura. Essi sono sentimenti profondi e sono le personificazioni di una lunga sofferenza. E' necessaria l'abilità ed è essenziale la comprensione se si ha intenzione di affrontarli e cercare di dissolverli. Dal momento che si sono formati in un lungo periodo di tempo, non cedono facilmente. La violenza non funziona, ma in molti casi basteranno la tenerezza, il rispetto, l'amorosa comprensione e l'impegno ad essere onesti. Per liberarsi sono necessari forza e coraggio, perché, in ultima analisi, queste caratteristiche sono legami che imprigionano lo spirito dell'uomo, che ci legano alla preoccupazione per noi stessi e ci isolano dolorosamente gli uni dagli altri. E' dapprima scoprendoli , poi comprendendoli che possiamo cominciare nel modo migliore a liberarci dalla loro stretta....
H.: Ma qui, secondo il nostro obbiettivo, è la struttura fisica che importa. La struttura fisica dimostra i meccanismi di compensazione che tentano di raggiungere la migliore capacità funzionale. Perché essi sono tutti tentativi di fare il meglio possibile....
R.: Per ogni persona, il suo corpo è una soluzione ai suoi conflitti, e non potete toglierglielo. Finché egli non sarà realmente pronto per cambiare, terrà duro per sentirsi in salvo."

Tratto da "Il corpo rivela" di Ron Kurtz e Hector Prestera, Ed. SUGARCo

Gli autori nel penultimo capitolo del libro, analizzano uno il corpo dell'altro, tutti i particolari della postura e le deviazioni dall'ideale sono messe a nudo con molta onestà. Quasi a voler ribadire quanto sia naturale che ognuno di noi abbia le sua caratteristiche e i suoi "blocchi" nel corpo e che, fondamentalmente, qualunque sia il percorso di crescita personale in atto, non c'è mai un punto d'arrivo. 

L'immagine riporta un "ritaglio" di una dei tanti dipinti a cielo aperto sul muro di Berlino, da me fotografato quest'estate.