venerdì 8 gennaio 2016

Contatto con la natura, Vimala Thakar


Se si stesse in contatto con la natura anche solo per la metà del tempo che passiamo con gli esseri umani, le macchine e i marchingegni elettronici, si avrebbe l'opportunità di entrare in uno stato di osservazione non reattiva, di attenzione non reattiva. Il cervello troverebbe un po' di quiete, stando in contatto con la natura: con gli uccelli, i laghi, i tramonti, il meraviglioso chiaro di luna; quando siete in contatto con la solitudine dei boschi, il meccanismo comparativo-valutativo non ha più ragione d'essere. Le motivazioni e i meccanismi di difesa diventano assolutamente irrilevanti, quando siete a contatto con la natura. Perciò, imparare a trascorrere ogni momento libero con la natura, non andandosene per i boschi passivamente, sdraiandosi per terra e restandosene là, pigri e torpidi, ma osservando e ascoltando la natura: ecco l'attenzione non reattiva. Lo schema reattivo perde la sua funzione, eppure c'è osservazione. Perciò l'organo cerebrale raggiunge una nuova facoltà di sensibilità non reattiva. Oggi il cervello è sensibile e molto sveglio, e più si è colti e più il cervello diventa sensibile; ma è sensibile alle impressioni-sensazioni, e per questa sua sensibilità, reagisce. Prima ancora di accorgervene, ha già reagito, è diventato ipersensitivo, e reagisce in modo autoprotettivo. Non c'è mi un momento di abbandono totale, di quell'innocenza che stimola l'intelligenza, non c'è mai quel momento di umiltà in cui non si cerca di acquisire qualcosa, ma si guarda solo per la gioia di farlo, in cui si ascolta non per ottenere qualcosa, ma si guarda solo per la gioia di farlo, in cui si ascolta non per ottenere qualcosa da quell'ascoltare, ma solo per "stare con le onde sonore".
Se una persona può educarsi in compagnia con la natura che non è fatta dall'uomo (per quanto ci sia rimasto poco, perché abbiamo distrutto la bellezza di questa terra nel corso del cosiddetto progresso e delle conquiste scientifiche e quel che volete), se a casa può far crescere qualcosa, stare con le piante e le verdure, guardare un seme che germoglia, un alberello che cresce, un bocciolo che si schiude, allora c'è lo spazio per un'attenzione non reattiva, per l'osservazione, per una risposta non reattiva che nasce dall'amore, dalla tenerezza, dall'innocenza e dall'umiltà. Una risposta che scaturisce dallo spazio di vacuità del vostro essere, una risposta che non scaturisce dal passato, ma da quello spazio che non è toccato dal passato. Allora tutto ciò che la società rumorosa ha reso ottuso comincia ad appassire, e c'è una sensibilità totale, una nuova sensibilità che cresce. Se guardate le stelle in una notte chiara, la bellezza dell'oscurità e della solitudine, le fresche ombre del bosco, per essere "con" loro: queste cose hanno vita, hanno qualcosa da darci, hanno qualcosa che reca in sè un dialogo non verbale, una comunione non verbale con noi; c'è una beatitudine, c'è una benedizione che vogliono trasmetterci.
Non c'è nulla da adeguare, acquisire, ripetere, calcolare e sperimentare; l'intero essere umano si denuda della struttura del pensiero. Così il cervello impara la quiete. E' vigile, è sensibile, eppure quieto.
Perciò l'accuratezza e la precisione nell'agire è un modo per imparare l'ordine, e il secondo modo è esporsi quanto più possibile alla natura, all'universo, che non è fatto dall'uomo. Che è sempre stato e sempre sarà. Le razze si avvicendano, si insediano sul pianeta e scompaiono, ma la natura continua ad esserci. Quando vi esponete alla maestà senza tempo della natura, essa crea e si espande dentro di voi. Allarga gli orizzonti del silenzio dentro di voi.
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Il silenzio è lo spazio interiore della pienezza del vostro essere.

Il mistero del silenzio, Vimala Thakar