mercoledì 22 marzo 2017

Incontri di approfondimento

Mentre le lezioni settimanali di yoga proseguono, nasce l'esigenza di dedicare un po' di tempo in più per esplorare a fondo alcune tecniche, per questo ci siamo incontrati il giorno 18 marzo 2017 dalle ore 10,00 alle 12,15 per un approfondimento su respirazione, Kriya e Bandha. Un incontro dedicato in particolare al respiro, sperimentato attraverso il flusso, il ritmo e il silenzio.

Ecco le date dei prossimi incontro di approfondimento:
  • Sabato 20 maggio 2017 dalle ore 10,00 alle 12,15
  • Sabato 10 giugno  2017 dalle ore 10,00 alle 12,15
L'incontro è aperto a tutti, contributo associativo €. 20 
Per gli iscritti ai corsi il contributo è di €. 15

Insegnante Susanna Molina

Gli incontri si tengono presso la sede dell'associazione Sundaram, a Ivrea (TO) in Via Ciconvallazione 49.

mercoledì 15 marzo 2017

Il respiro, Eric Baret



Può parlarci del respiro?
Su un certo piano, il respiro è il riflesso ultimo del silenzio, l'ultima porta prima del silenzio. Dapprima, si diventa coscienti del corpo, poi il corpo diventa il respiro. Quando il corpo diventa respiro, tutte le identificazioni, restrizioni e compensazioni smettono di essere sentite come ostacoli e il corpo si presenta come luce.
Il respiro si presenta sotto forma di ritmi. Questi ritmi si attualizzano nell'espiro, il riposo e l'inspiro. Nello yoga, secondo i momenti, si accentuano l'inspiro e l'espiro come mezzi di purificazione. L'espiro conduce all'eliminazione dei residui dei ricordi, di tutto ciò che crea un sentimento di separazione. L'inspiro stimola l'energia sottile, che si integra progressivamente nei differenti corpi.
Più tardi, l'inspiro e l'espiro perderanno la loro importanza, i momenti di riposo fra questi due movimenti diventeranno l'essenziale. La ritenzione dopo l'inspiro chiarifica il corpo, gli fa realizzare il suo potenziale magico. Il momento di riposo dopo l'espiro diventa coscientemente lo sfondo dei tre tempi respiratori. Poco a poco, questo momento dopo l'espiro sarà sperimentato come sempre presente durante l'inspiro, ritenzione ed espiro, che da lì si presenteranno come una sovrapposizione a questo silenzio. Questo momento dopo l'espiro è la porta più vicina al silenzio, e l'inspiro, la ritenzione e l'espiro diventano una frase che si dispiega e si riassorbe in questo silenzio. Essi non sono che silenzio.
L'approccio del respiro, anzitutto sul piano fisiologico, e poi nel suo aspetto di energia sottile, è considerato in India come l'arte regale. Nella pratica, prima o poi la respirazione scompare per diventare corrente di energia. Voi non respirate più: c'è un sentire. Voi sentite questa inspirazione, questa corrente di luce, come un albero di Natale che si illumina; nella ritenzione questa luce si espande ancora di più; nell'espirazione questa luce lentamente si riassorbe; e il riposo è una notte senza luna - unità senza separazione. Questa notte stessa fonderà. La luna piena della ritenzione diventerà ugualmente notte totale. Il silenzio parla a se stesso.
Non c'è niente da comprendere. Si può parlare ben poco di questa arte, perché la sua sofisticazione è estrema e necessita di essere insegnata in maniera eminentemente pedagogica.
L'espirazione diventa un sacrificio. Il respiro è offerto al silenzio. Nell'inspirazione, il silenzio vi offre il respiro, la vita, Questo respiro non è più il vostro respiro, ma la vita stessa. E' il respiro cosmico. I tre mondi sono creati dall'inspiro; nella ritenzione, questo respiro cosmico irradia in tutte le direzioni; e di nuovo, all'espiro, questa creazione, con le sue innumerevoli possibilità, ritorna nel cuore del suo maestro e lì si dissolve.
Ecco l'aspetto sacro del respiro.
Vi sono numerosi altri ambiti di quest'arte, ma sono tutti più o meno non formulabili. Questo riguarda lo yoga e non se ne può discutere se non in modo pratico, in una relazione privilegiata. Le ramificazioni dell'arte del respiro sono infinite.
Ogni aspetto della creazione è creato dal respiro. Un oggetto non è che respiro cristallizzato.
Diventando sensibile a questi movimenti di energia, si diventa disponibili ai movimenti della vita e della morte, alla vera essenza, alla vera firma degli oggetti e delle specie. Per capire che cos'è un coniglio, dovete diventate intimi col suo respiro. Quando sentite il respiro dell'albero, allora capite l'albero. La via non è che il presentimento del respiro e non può essere formulata. Come diceva una grande maestro di karate: "Il karate è fatto per combattere, non per discuterne".
La vita è creata dal respiro.
In India un'immagine rappresenta la deità, ma è chiaro che la statua non è la deità. Si deve far sì che la deità si incarni nella statua. Il prete respirerà nella statua per farvi discendere la vita. Vi proietta il suo respiro ed essa diventerà la deità…per un attimo. Allo stesso modo, la sensibilità del respiro può condurci a liberare una situazione o a curare una parte del corpo, o del mondo.
Evidentemente, l'arte del respiro di cui parliamo non è l'arte del respiro in senso fisiologico. Ciò che generalmente si definisce la respirazione non è che l'espressione più grossolana di quest'arte. E' il primo contatto dello studente con questa scoperta, è l'inizio di una nuova vita.
Nella sensibilità del respiro, si diventa ricettivi alle situazioni, all'ambiente. Quando, in un museo, vedete una statua che è stata guardata troppo a lungo come un oggetto e quando le infondete vita con l'arte del respiro, vedete la differenza. Potete sentire la statua scricchiolare come una casa di legno quando accendete un fuoco nel camino. Qualcosa si risveglia. Il colore cambia, la vibrazione cambia, la forma cambia. Di nuovo, la vita si esprime. Non è un concetto.
E' la stessa cosa per una casa. Quando entrate in una casa colma di depressione, di restrizione, il vostro respiro può rischiararla, liberarla. Voi entrate e sentite la restrizione. E' un riflesso che si dispiega naturalmente, senza alcuna volontà: come tirare su un bimbo che è caduto.
Tutte le arti, la musica, la danza, le arti marziali, la costruzione dei templi, tutto si fonda sul presentimento del respiro. Anche il pensiero! Quando il respiro è purificato, il pensiero ugualmente si purifica. Quando il pensiero funziona in termini di divenire, di arrivare, di provare, la respirazione è sempre ristretta, agitata.
Quando un leone salta su una zebra, è il respiro che per primo si proietta, e il corpo segue, Talvolta si può vedere la zebra fermarsi, essere schiacciata, prima ancora che gli artigli la raggiungano. Allo stesso modo, quando si colpisce un essere umano, è l'energia che tocca prima del corpo.
Il respiro può uccidere, il respiro può danzare, creare la vita, la bellezza e l'arte. Il suono non è solamente un suono. Il suono non è che respiro.
La pratica dei mantra è fatta per presentire la corrente del respiro. L'espressione sul piano dei suoni e della vibrazione non è che un aspetto assai limitato dell'effetto del mantra. Il suo vero effetto è il presentimento della corrente del respiro. Quando recitate certe sillabe nella maniera giusta, con il ritmo giusto, questo ritmo diventa mantra e modifica il cervello. Questi suoni sono fatti di respiro, altrimenti il mantra sonoro non è che morto.
L'arte del respiro è l'arte dello yoga, l'arte dello yoga è l'arte del respiro. Darsi al sentire del respiro, come un danzatore, come un attore sulla scena, sentire il respiro, sentire lo spazio del respiro. Non esiste altro che il respiro.
E' giusto dire che il respiro è ritmo?
Profondamente, il respiro non è ritmo. Il ritmo è una espressione del respiro.
La respirazione è ritmo: è il livello grossolano. Questo ritmo si semplifica, si raffina fino a diventare corrente di energia, poi silenzio. Il respiro è al di là del ritmo. E' il vero silenzio. E' il silenzio attualizzato come ritmo. L'espressione esteriore è : inspirazione, ritenzione, espirazione. Ma il riposo è lo sfondo immutabile.
Certo, se delle persone intelligente sentono questa risposta, vi troveranno una totale contraddizione: "il respiro non è ritmo", "il respiro è il silenzio attualizzato in ritmo". Ma la comprensione intuitiva di ciò di cui parliamo non è possibile che in una totale assenza di riflessione di comprensione mentali.
L'approccio al respiro può portarci al silenzio?
Niente può portare al silenzio. Ma, come abbiamo detto, il presentimento del respiro è l'espressione più vicina al silenzio, la prima espressione.
Il respiro è all'origine delle specie. Ciò che fa che un coniglio sia un coniglio, è il suo respiro. Un coniglio non è che ritmo. Un corpo umano è fatto dal respiro. Tutte le specie sono una solidificazione delle infinite possibilità del respiro.
Allo stesso modo, lasciando che il respiro si dissolva nella tranquillità, si ritorna all'origine delle specie, e l'origine delle specie non è altro che silenzio. Ma non è un mezzo. E' una constatazione, una esperienza riservata ad uno spirito senza intenzione di fronte all'istante.
In un momento di stupore, non c'è più il respiro, la respirazione è sospesa, talvolta si arresta anche il ritmo del cuore. C'è unità. Di nuovo, il respiro sorge e si può dire che si abbandona lo stupore. Più avanti, è possibile rimanere nel silenzio in presenza dell'attività del respiro o del pensiero.
Pedagogicamente parlando, spesso c'è anzitutto questa tranquillità, questa assenza di pensiero, l'arresto del processo mentale, il sentire la tranquillità. Più tardi, si potranno sentire dei movimenti organici nei quali i movimenti del respiro, del pensiero, dell'emozione, sorgeranno direttamente dalla tranquillità
Si sente anzitutto la non-dualità dopo che la dualità si è riassorbita, ma, più tardi, la non -dualità irradia attraverso la dualità…Ma questo diventa troppo complesso. Non è qualcosa di cui discutere. Non deve diventare oggetto di riflessione.
Sarebbe appropriato dire che si passa dalla respirazione alla tranquillità e in seguito dalla tranquillità all'azione?
Per approcciare il respiro, dobbiamo diventare sensibili allo sfondo, al riposo dopo l'espirazione. La creazione sorge dal mescolarsi dei cinque elementi e dà luogo a tutti i principi del mondo fenomenico. Tutte le espressioni si riassorbiranno nella tranquillità durante l'espiro.
Secondo l'approccio kashmiro, si considerano tre aspetti della creazione. L'essenza (Para), che non è che tranquillità. È lo sfondo costante sul quale questi tre aspetti vanno e vengono senza mai toccarlo, come la proiezione di un'immagine sullo schermo. Da questa tranquillità nasce un primo impulso, come una scintilla, da se stessa verso se stessa. Questo primo fremito dell'energia, ancora totalmente umida dell'essenza delle cose, si frammenta, diventa sostanziale, sotto forma di presentimento di un concetto, di una nozione. Al terzo stadio, questa nozione diventa parola o pensiero. Così, quando il pensiero scompare, quando la parola scompare, c'è di nuovo tranquillità.
Le tre tappe (Pashyanti, Madhyama e Vaikhari) restano sempre fatti di silenzio; Para, la loro origine, è presente anche nella minima loro espressione. Pashyanti è la tranquillità vibrante del primo impulso creativo; Madhyama è questa tranquillità che si concretizza come presentimento pensato: e Vaikhari è il pensiero chiaro che si esprime tramite la parola.
Nella meditazione, ci diamo totalmente a questo sfondo (Para) e talvolta questo impulso (Pashyanti) sorge lungo la colonna vertebrale. Se si resta totalmente liberi da intenzione e da difesa, questa energia non arriva alla seconda tappa e si riassorbe nel retro della testa. In una meditazione intenzionale, Madhyama colpisce il cervello e crea un concetto. L'energia, anziché riassorbirsi a partire dal centro di purezza all'origine delle cose, colpisce il centro di comando.
Sebbene nella tradizione kashmira la creazione sia descritta attraverso trentasei principi, e nel Samkhya attraverso venticinque, in realtà non vi è alcuno stadio separato, ma una corrente di luce.
Il presentimento del respiro è ciò che più facilmente può farci approcciare lo sfondo, libero dalla sua colorazione proiettata. Parlando correttamente, non si può sentire la tranquillità, poiché essa non è un oggetto di esperienza. Noi siamo questa tranquillità.
Ma possiamo sentire, meravigliarci dell'atto della creazione. Il mondo fiorisce di bellezza. Questo sentimento ci porta a comprendere cosa è la vita, la civilizzazione e tutta la creazione.
Se si comprende chiaramente l'arte del respiro, c'è il presentimento di questa libertà. Non c'è più bisogno di piangere per i morti e gioire per le nascite. La gioia è ciò che è : la realtà. La tristezza è illusoria, non è che una chimera.


"L'unico desiderio" di Eric Baret Tradotto da Stefania Redini

lunedì 6 marzo 2017

Jean Klein: il silenzio del pensiero è azione e risultato, è stato meditativo

Ci sono bisogni fisici, ma non ci sono bisogni psicologici.
Il riposo, l’immobilità del corpo e il rallentamento delle funzioni psicologiche sono necessità allo stesso titolo dell’attività.
Non si può isolarsi volontariamente per meditare, ma si può essere soli nello stato meditativo.
Quando siamo soli, seduti in modo confortevole con il corpo immobile, una agitazione mentale impedisce ogni autentico rilassamento, ogni sensibilità e nuoce al libero gioco della respirazione…la potenza dei nostri condizionamenti non ci permette di essere vigili e silenziosi.
Il silenzio del pensiero è azione e risultato, è stato meditativo.
Quando le circostanze e l’ “intelligenza” fanno  sì che il pensiero non abbia più ragione d’essere, il pensiero arriva a una fine.
Dallo stato meditativo viene il rilassamento e la normalizzazione della respirazione. La meditazione non può essere organizzata, nemmeno nella solitudine, e il gruppo crea una dipendenza.
Lo stato meditativo è libertà.
Non c’è dunque premeditazione o motivazione, di conseguenza non c’è soggetto di meditazione.
La meditazione è lo stato di pura attenzione.
La pura attenzione non è limitata a un luogo o a un movimento privilegiato del giorno o della notte.
La semplice attenzione silenziosa e spontanea alla respirazione, e il suo incontro con il centro ombelicale, non ha alcun rapporto con una ricerca o uno sforzo di concentrazione che è la negazione della libertà.
Non c’è differenza tra essere attenti all’incontro della respirazione con il centro vitale ed essere attenti alla totalità del movimento della vita. E’ possibile che durante le attività quotidiane l’inspirare e l’espirare e l’incontro della respirazione con il centro vitale rientrino nel campo dell’attenzione, questo si può produrre naturalmente, ma non può essere ricercato perché non c’è nulla da raggiungere nello stato meditativo.
Il rilassamento deve essere la conseguenza della pace interiore e la pace interiore è nella dimenticanza di sé.
Sedersi all’orientale o all’occidentale non ha nessuna importanza. Non ci si siede per meditare.
Ma essere seduti di preferenza verso il Nord–Nord/Est, la nuca senza tensioni nel prolungamento della colonna vertebrale, in equilibrio e ben diritti, con i muscoli perfettamente rilassati: testa, mascella, lingua ( essa è direttamente collegata al cervello), nuca, spalle e bracci, ecc, lascia il libero gioco della respirazione favorire la circolazione del sangue e dell’energia.
All’inizio, lo stato d’attenzione è a volte molto corto. Rapidamente, lo sperimentatore e la nozione d’esperienza riappaiono; essere attento al processo d’identificazione del pensatore, è già lo stato d’attenzione.
Lo stato d’attenzione cresce poi in intensità e in lunghezza, penetra nelle attività quotidiane. L’energia non è dispersa, la vigilanza naturale e costante. Comincia ad infiltrarsi nei sogni senza disturbare il sogno. Non è necessario interpretare i simboli, analizzarli, sono compresi dal vivo e scompaiono con la percezione diretta della loro attualità. All’inizio, si può avere l’impressione di pensare e di sognare di più. Fino a qui, non si era attenti  alle attività del pensatore nello stato di veglia e certi sogni soltanto toccavano il conscio. Ormai è tutto il giorno e tutta la notte che il conscio opera. Il regno del silenzio si spande nella coscienza. Il sonno e lo stato di veglia non sono che un solo e stesso movimento. Più si è attenti , più si avanza nella conoscenza di sé e più si stabilisce l’ordine nei registri della memoria, più si è attenti, la mente silenziosa.
Il movimento autentico della vita è falso per il pensiero. E’ quando l’essere è “lavato dal me” che viene ad esistere ciò che è al di là di ogni condizionamento, del tempo e del pensiero. Essere preoccupati per l’energia, concentrarsi su una postura o sul centro ombelicale è sempre un’attività condizionata dipendente da un risultato. Ci sono degli “ assediati” della postura giusta e delle energie: ricevere o dare energia, fare circolare le energie, normalizzarle… Cos’è l’energia? Esiste una energia o più energie? Una energia psichica o sessuale, mentale, emotiva o fisica? Qual è la natura della materia? Al di là del pensiero, nella rinuncia al sé, non c’è più chi dà e chi riceve.
L’energia s’esprime nella diversità e l’unità è nella diversità. Gli opposti sono l’espressione dell’unità. I conflitti psicologici non sono degli opposti, ma delle prese di posizione, quando il pensatore mette l’accento su questo o quell’opposto. L’osservatore genera il fenomeno d’osservazione, e la  differenziazione dell’unità della moltitudine è la scelta del pensatore. La scelta del pensatore non può sfuggire ai limiti dei suoi condizionamenti. Non si può sperimentare o possedere l’energia. L’esperienza come il senso di possesso sono del pensiero e il pensiero è una frazione dell’energia…
L’energia frazionata non è la totalità ed è nel particolare, nella totalità, che regna l’intelligenza. L’intelligenza è libertà, e l’azione del pensiero è sempre nel campo del condizionamento. Essere semplicemente attenti, senza scelta né nell’inspirare che nell’espirare, né nel centro vitale, nell’ addome a 3,5 cm. sopra l’ombelico. Si sente la salita e la discesa del respiro in relazione al centro vitale. L’attenzione non è la concentrazione, non c’è scelta e dunque nessuna esclusione. L’andare e venire armonioso della respirazione e tutto il movimento della vita interiore ed esteriore fanno parte del campo dell’attenzione. E’ possibile intendere, vedere e sentire con il centro vitale. L’attenzione silenziosa è di volta in volta nel centro vitale e dappertutto; può prodursi una sensazione luminosa a livello del centro vitale. Quel vissuto è molto benefico per la salute. Questo può succedere in un qualsiasi momento della giornata o della notte, durante gli esercizi di sensibilizzazione, nelle attività quotidiane, negli sforzi, come nella posizione seduta e gli esercizi respiratori. La conoscenza di sé non può essere “coltivata” nella posizione seduta. Al di là del condizionamento è il non manifestato. Il non manifestato esiste indipendentemente dal manifestato.
Con procedimenti diversi derivati dall’ipnosi (ripetizione di parole, visualizzazione e concentrazione) si ottiene l’arresto del pensiero o vuoto mentale. Il vuoto mentale non esiste. L’arresto del movimento del pensiero è immobilità e l’immobilità non è la fine del pensiero.
La cessazione delle attività del pensiero avviene naturalmente attraverso l’esaurimento del contenuto della totalità dell’inconscio. Quando non c’è più contenuto, il contenente non ha più ragione d’essere; questa è la conseguenza della conoscenza di sé, non di una decisione o di un metodo. Non c’è che una energia nella diversità.
E’ la coscienza personale di sé che crea le divisioni illusorie tra la mente e il corpo, il pensatore e il pensiero, il conscio e l’inconscio, l’energia e le energie, l’immobilità e il movimento. L’individuo non è l’universale e l’universale non è l’individuo. Non c’è che la vita nell’eterno presente.
C’è una postura seduta giusta, ma nello stato di pura attenzione, non ci si preoccupa della postura… della posizione della testa, della colonna vertebrale, ecc., neanche della respirazione e del centro vitale…
Quando la mente è silenziosa, attenta, il corpo sente la postura che gli conviene; si risvegliano i processi di rilassamento e scompaiono le tensioni fisiche.
La pura attenzione non può essere orientata, non ha direzione nemmeno se si concentra da sola.
La respirazione e i suoi scambi con il centro ombelicale, a 3,5 cm. sotto l’ombelico, nell’addome, rientrano nel campo della pura attenzione. Quando l’ordine è ristabilito nei registri della coscienza e le energie sono normalizzate nell’organismo, il centro ombelicale ha la sua sensibilità nella percezione del presente.
Con l’esercizio di sensibilizzazione, i difetti che impediscono la postura seduta, si possono rettificare. Sedersi su di un cuscino aiuta la buona tenuta della colonna vertebrale e il rilassamento.
Perché il corpo si rilassi,  cosa importante nel rilassamento, lo si lascia prima esprimere nella sua sensibilità, esercizio di sensibilizzazione. In seguito prende da solo la posizione che gli si addice.
Nessuno può insegnare la postura giusta. Il corpo ha la sua intelligenza ed è nella libertà che si esprime l’intelligenza.
Il centro ombelicale o centro vitale.
Il centro vitale è un centro d’energia situato al livello del centro d’equilibrio del corpo, o centro ombelicale, a 3,5 cm. sotto l’ombelico, all’interno del bacino.
La qualità degli scambi d’energia con il centro vitale è legata alla profondità della respirazione; la normalizzazione della respirazione è la nascita spontanea e armoniosa dell’inspirare ed espirare nel centro ombelicale. E’ l’unità perfetta del respiro e del centro vitale.
Respirazione ed energia formano un insieme con l’organismo.
La normalizzazione dell’energia è determinante per la salute come per la chiarezza del pensiero e la lucidità.
Le attività del cervello agiscono sull’organismo e reciprocamente.
L’essere umano non è separato dall’universo; è un tutto nel suo insieme.
Così la normalizzazione dell’energia viene con la conoscenza di sé e non può essere la conseguenza unica di un esercizio fisico e respiratorio. Gli esercizi fisici e respiratori non sono indispensabili alla conoscenza di sé, esistono molti approcci del corpo; molti condizionano di conseguenza  lo sforzo e l’attitudine mentale di cui necessitano.
Concentrarsi, essere preoccupati per il centro vitale e per il fatto di vedere o sentire con il centro vitale sono attitudini mentali.
La concentrazione è una frammentazione dell’energia; nell’attenzione non c’è direzione, dunque nessuna frammentazione.
La frammentazione è una dispersione d’energia e l’attenzione alla sensibilità del centro ombelicale all’istante presente è normalizzazione e circolazione d’energia: l’organismo intero si ricarica.
Lo sforzo del pensatore è una reazione a un disequilibrio.
L’equilibrio non è nello sforzo del pensatore e i metodi generano lo sforzo del pensatore.
Con il silenzio del pensiero, il corpo, il sistema nervoso si distendono, la respirazione si normalizza e il centro vitale rientra naturalmente nel campo dell’attenzione. L’udire, il vedere o il sentire con il centro ombelicale vengono spontaneamente senza essere cercati.
I metodi sono elaborati dalla mente e adottare un metodo viene da un’attitudine mentale.
La fine del condizionamento è la conoscenza di sé.
Non c’è bisogno di preoccuparsi delle energie o dell’energia; l’energia si normalizza da sola.
La normalizzazione della respirazione e dell’energia nell’organismo risveglia la sensibilità del centro vitale nella percezione diretta dell’istante presente.
E’ intendere, vedere e sentire con il centro ombelicale.
La sensibilità alla vita è lo stato d’attenzione.
Intendere, e anche sentire col centro ombelicale, è una particolarità, ma lo stato d’attenzione non è limitato a una parte qualsiasi del corpo; è la totalità dell’organismo che è sensibile.
La sensibilità del centro vitale è la conseguenza della normalizzazione della respirazione e dell’energia, e quella normalizzazione si fa con l’attenzione.
Non si diventa attenti, l’attenzione è dove non si è.
L’attenzione è la percezione diretta della realtà.
Non si fa lo sforzo di essere attenti al centro vitale, alla respirazione; gli esercizi di respirazione sono vissuti nella pura attenzione.
Lo sforzo, il desiderio e la concentrazione sono attività del me; il me non può fare l’esperienza della realtà.
Il pensiero, conscio e inconscio, è il me. Gli effetti del pensiero interamente il me.
Lo stato d’attenzione conduce al silenzio del pensiero, e ciò che conduce al di là del pensiero non è l’effetto del pensiero.
La normalizzazione dell’energia è il silenzio del pensiero.
Jean Klein
3èmw Milénaire  n. 82 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini